
LO SMEMORATO COL LEGNO


Di e con: Marco Rubelli
Spettacolo Teatrale
Per un motivo ignoto, un attore non può mettere in scena il suo monologo. Era il suo ultimo spettacolo: l'incontro tra le storie di suo padre e del padre della sua compagna (o meglio, tra i padri dei padri, i nonni, che avevano fatto l'uno la Resistenza l'altro la Ritirata di Russia). Lo racconta al suo pubblico, lì davanti, lamentando la perdita di memoria storica; e ugualmente lamentando per sé incombenti problemi a tenere a memoria le cose; che, da attore, lo inquietano: la paura più grande per un attore è quella di perdere il filo della memoria in scena. E gli incubi più terribili si realizzano, sempre. In un gioco di trascinamento, porta il pubblico proprio dentro quel vuoto di memoria, accaduto a lui qualche anno prima, quando mise in scena il Don Chisciotte, proprio l'eroe delle illusioni! D'altronde, a convivere con un malato di Alzheimer, perché il padre della sua compagna, il Carlo, è affetto da Alzheimer, uno si crede che ogni défaillance nella memoria sia un prodromo di demenza.
Don Chisciotte sono anche i due protagonisti del suo impossibile monologo, i due nonni, che hanno fatto la guerra (forse... la cosa è messa in dubbio: sarà vero?), e che ora combattono solo contro le loro illusioni. Il mondo delle illusioni che è quello della demenza. E quello di tutti noi.
Il protagonista, l'attore, lavora nel mobilificio del Carlo (che a far l'attore non si vive...). E il legno sarà l'elemento ricorrente lungo tutto lo spettacolo. Sarà proprio il legno, un ceppo, a raccontare la storia del Carlo, personificandolo; così come un rametto la storia di suo padre. E due gomitoli (di lana e di spago) racconteranno la versione della storia vista dalle donne, le mogli. Lui no, lui non può raccontare: ha una gabbia in testa, che gli impedisce di ricordare (proprio una gabbia da uccelli, ma senza il colore e i cinguettii degli uccellini: la coscienza, che se ne va).
Il mobile e il tessile (legno e gomitoli) evocano la storia della Brianza. Le rievocazioni punteggiano tutto l'arco narrativo (indietro fino alla Mesopotamia, dove nacque la civiltà umana, accompagnati dall'omonima canzone di Franco Battiato: "Che cosa resterà di me?...") e si focalizzano, giusto il tempo di un attimo (il tempo di una parola, la parola che non viene mai, ingabbiati come siamo), sulla prima guerra mondiale, quel massacro incalcolabile che fu, di cui abbiamo perso la memoria. Come tanti soldati, allora, perdettero la memoria per i micidiali traumi subiti. Come lo smemorato di Collegno!
Memoria storica e memoria personale se ne vanno. In un processo comune di confondimento. In cui, forse, tutto è illusione. Nulla è vero.
Il Carlo ha vissuto tutta la vita dentro una dimensione pratica. È con una certa emozione allora che il protagonista lo vedrà tracciare, alla fine della storia, delle frasi su un foglio; che potrebbero anche essere... una poesia. Il cinguettio colorato della coscienza che per un attimo (per sempre!) ritorna libera.
Al CENTRO CULTURALE TEATRO E BISTROT "OPPART"
- VENERDÌ 9 OTTOBRE 2026
- ORE 21:00
- Aperitivi dalle ore 19:00
- INGRESSO CON PRIMA CONSUMAZIONE (DRINK) 15 EURO